Stato dell'arte del Biogas in Italia

Attualmente ci sono 1.555 impianti in esercizio in Italia con una potenza totale installata di 1.169,6 MWel e una potenza media di impianto di 752 kW (Tabella 1).

 

Tabella 1. Numero, potenza installata e potenza media degli impianti di biogas in Italia*

REGIONE Totale impianti di biogas Potenza totale installata (MW) Potenza media installata (MW) Potenza media installata (kW)
Abruzzo 16 14,1 0,88 881
Basilicata 11 4,0 0,36 364
Calabria 19 14,0 0,74 737
Campania 29 25,2 0,87 869
Emilia Romagna 205 168,6 0,82 822
Friuli Venezia Giulia 71 48,3 0,68 680
Lazio 41 49,9 1,22 1217
Liguria 9 18,6 2,07 2067
Lombardia 498 354,5 0,71 712
Marche 35 29,6 0,85 846
Molise 4 3,1 0,78 775
Piemonte 197 146,0 0,74 741
Puglia 32 21,1 0,66 659
Sardegna 24 19,0 0,79 792
Sicilia 14 18,7 1,34 1336
Toscana 51 43,6 0,85 855
Trentino 35 11,9 0,34 340
Umbria 29 15,4 0,53 531
Valle D’Aosta 2 0,2 0,10 100
Veneto 233 163,9 0,70 703
TOTALE 1.555 1.169,6 0,75 752

 

Sulla base di questi numeri l’Italia conferma la sua leadership in Europa e nel mondo, rappresentando il secondo mercato del biogas in Europa, dopo la Germania, e il terzo nel mondo, dopo Germania e Cina.

Il tipo più diffuso di impianti in Italia è ancora quello agricolo: l’80% della biomassa inviata agli impianti di digestione anaerobica proviene dall’agricoltura (Tabella 2).

 

Tabella 2. Impianti di biogas in Italia*

Tipo di impianto Numero di impianti
Agricoltura 1.255
Acque reflue 74
Rifiuti solidi urbani 461
Discarica 180
TOTALE 1.555

1 Report 2014 del CIC – Consorzio Italiano Compostatori

 

Nel 2014 solo 100 nuovi impianti di biogas sono stati costruiti nel settore agricolo. Questa riduzione potrebbe essere collegata alle modifiche apportate al sistema di incentivazione italiano nel 2013 (decreto del 6 luglio 2012, seguito da quello del 23 giugno 2016), che ha avuto un effetto negativo sul numero dei nuovi progetti per la produzione di biogas. Le principali modifiche sono state: la limitazione della potenza elettrica installata ogni anno, l’introduzione di un sistema di classificazione (registri), il pagamento di una più bassa tariffa onnicomprensiva basata sulla potenza installata degli impianti e sulla materia prima utilizzata, l’introduzione di bonus per la valorizzazione dell’energia termica ed il recupero/riduzione del contenuto di azoto nel digestato.

 

Il decreto del 5 dicembre 2013 ha istituito il regime di aiuti per il biometano e l’introduzione di tre tipi di sovvenzioni per il biometano prodotto e: 1) immesso nella rete di trasporto e distribuzione del gas naturale, 2) utilizzato nei trasporti, 3) utilizzato negli impianti di cogenerazione ad alto rendimento.

La produzione di biometano in Europa si sta diffondendo progressivamente negli ultimi anni, con un numero complessivo di impianti pari a 367 e una capacità di upgrading di 310.053 Nm3/h (rapporto EBA 2015). In Italia tale tecnologia fatica a diffondersi: ad oggi infatti ci sono solo 5 impianti in esercizio in tutto il territorio (con una capacità di upgrading complessiva di 500 Nm3/h). Il motivo del ritardo rispetto ad altri paesi europei come la Germania e la Svezia è soprattutto la mancanza di chiarezza di riferimenti legislativi specifici riguardanti l’iniezione in rete.

Per superare questi limiti, nel corso del 2015 tutte le istituzioni coinvolte nella gestione della complessa filiera del biometano hanno lavorato sullo sviluppo delle norme di attuazione necessarie. Alla fine di questo percorso, nel 2015, il GSE ha pubblicato le linee guida per gli operatori che richiedono l’accesso agli incentivi ed ai certificati di immissione in consumo (CIC), permettendo nel contempo la possibilità di far qualificare gli impianti già in fase di progettazione. Nel 2016 il GSE ha pubblicato una nuova versione delle linee guida, disciplinando le modalità per il calcolo e il rilascio degli incentivi nel caso di biometano immesso nelle reti di trasporto del gas naturale con obbligo di connessione di terzi. Con questo provvedimento sono stati definiti gli ultimi elementi necessari per la pianificazione degli investimenti, che dovrebbero consentire l’effettiva implementazione in Italia dei primi impianti di produzione di biometano.

 

* I dati sono presi dal Capitolo 1 del deliverable D2.2 “State of the art and best practices collection” scritto dal CIB – Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione.

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